COME ALLONTANARE LO SPETTRO DELL’ALZHEIMER

Il morbo di Alzheimer è la bestia nera dei migliori neuroscienziati che da decenni si stanno impegnando per prevenirlo e per curarlo con ben pochi risultati, un tipo di demenza caratterizzato dalla deposizione di una proteina denominata beta-amiloide nel cervello, che inesorabilmente compromette la memoria, il pensiero e il comportamento.

Generalmente, i sintomi si sviluppano lentamente e peggiorano con il passare del tempo, diventando talmente gravi da interferire con le normali attività quotidiane.

Secondo i dati forniti dall’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer (AIMA) sono circa 47 milioni le persone oggi affette nel mondo da una forma di demenza, di cui oltre 10 milioni in Europa, cifra destinata a raddoppiare ogni vent’anni fino ad arrivare a 131 milioni nel 2050.

In Italia la malattia coinvolge il 6,4 per cento della popolazione oltre i 65 anni con oltre 96.000 nuovi casi ogni anno. Le terapie migliori oggi presenti sul mercato per ora agiscono solo sui sintomi e non combattono efficacemente la malattia e per questo motivo diventa fondamentale mettere in atto una efficace strategia di prevenzione.

Il fattore che sembra incidere di più sullo sviluppo della patologia è una dieta troppo ricca di zuccheri capace di innescare nell’organismo una resistenza all’insulina.

Uno studio pubblicato un paio di anni fa sulla rivista “Diabetologia”, che ha seguito oltre 5.000 soggetti per oltre un decennio, ha documentato come a più alti livelli di glicemia nel sangue corrisponda una maggiore incidenza del declino cognitivo. Tale condizione giustifica l’appellativo di Diabete di tipo 3 dato di recente al Morbo di Alzheimer. Sia nel diabete più conosciuto, quello di tipo 2, che in quello di tipo 3 il corpo diventa meno sensibile all’insulina e di conseguenza meno glucosio è in grado di entrare nelle cellule. Nel diabete di tipo 2, ciò porta ad alti livelli di glucosio nel sangue, sensazione di debolezza e affaticamento e viene accelerata la progressione del morbo di Alzheimer.

Nel diabete di tipo 3 le cellule cerebrali diventano affamate di glucosio, e ciò porta a una progressiva riduzione della memoria, del ragionamento, del giudizio e dell’intuizione. Oltre ad una dieta povera di zuccheri e dolci e con un limitato apporto di carboidrati secondo l’Alzheimer’s Research & Prevention Foundation, un regolare esercizio fisico può ridurre il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer fino al 50% e rallentare il deterioramento di coloro che hanno già iniziato a sviluppare problemi cognitivi.

L’esercizio fisico protegge contro l’Alzheimer e altri tipi di demenza rendendo ogni cellula del corpo più sensibile all’insulina e stimolando la capacità del cervello nel mantenere vecchie connessioni creandone di nuove. Per ottenere questo scopo sono sufficienti 150 minuti di esercizio di intensità moderata ogni settimana con sedute da praticare possibilmente a giorni alterni questo perché l’effetto dell’esercizio fisico sui picchi di sensibilità all’insulina dura al massimo 72 ore.

Il piano di allenamento ideale prevede una combinazione di esercizio aerobico, come camminata, corsa, nuoto, con un allenamento della forza da effettuare con pesi, elastici ma anche a corpo libero. Anche un sonno regolare e di buona qualità è indispensabile per prevenire l’Alzheimer in quanto la deprivazione di sonno può causare l’interruzione di alcune connessioni fra le cellule del cervello e modificare l’espressione di numerosi geni con conseguente compromissione della memoria e di altre importanti funzioni cognitive. Mantenere adeguati livelli di vitamina D si è dimostrato importante: studi recenti hanno individuato percorsi metabolici per la vitamina D nell’ippocampo e nel cervelletto aree che sono coinvolte nella pianificazione, nell’elaborazione delle informazioni e nella formazione di nuovi ricordi. Negli adulti più anziani, la ricerca ha dimostrato che livelli inferiori di vitamina D sono associati a funzioni cerebrali peggiori.

Anche gli acidi grassi omega-3 sono una componente strutturale essenziale sia del cervello che della retina: quando l’assunzione di omega-3 è inadeguata, le cellule nervose diventano rigide e più inclini all’infiammazione poiché i grassi omega-3 mancanti vengono sostituiti con colesterolo e omega-6 che provocano infiammazione e difetti nella neurotrasmissione da una cellula all’altra.

Alcuni farmaci, l’esposizione a campi elettromagnetici, metalli come il mercurio e l’alluminio sembra anche possano essere fra le cause di insorgenza della malattia. Molto importante per ridurre il rischio di demenza è anche la costante e quotidiana stimolazione mentale, che può essere favorita nei soggetti più anziani dall’apprendimento di qualcosa di nuovo, come una lingua o uno strumento musicale.